1 Dicembre 2008
Contro la povera gente, contro gli accattoni, contro chi chiede l’elemosina, contro i barboni o gli zingari c’è chi propone l’intolleranza e misure di polizia.
Si tratta di soluzioni sbagliate e illusorie.
Non è togliendo dalla vista un fenomeno o un problema che lo si risolve.
Siamo d’accordo che spesso l’accattonaggio diventa molesto, che non lo si deve accettare se vengono utilizzati dei bambini e che a volte c’è chi, anche tra i poveri, si approfitta comportandosi scorrettamente, ma la soluzione non sta nel nascondere un fenomeno che c’è sempre stato ma piuttosto nell’adottare iniziative concrete per ridurre la povertà estrema.
Basta leggere i Promessi sposi o i Miserabili per vedere come il mendicante, l’accattone, il diseredato siano sempre esistiti e basta conoscere un po’ di storia per sapere che solo la scuola, il lavoro, la cultura hanno vinto o almeno ridotto il fenomeno della miseria.
Se vogliamo creare una società vivibile dobbiamo impegnarci per dare a tutti vere opportunità di benessere e di vita dignitosa.
La miseria e la povertà non sono un reato o una colpa ma un problema da affrontare con politiche sociali!
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26 Novembre 2008
Carissime ragazze, carissimi ragazzi, la vostra presenza, ogni sera, nelle piazze rende unica la nostra città e il suo centro storico. Una città è viva se diventa teatro di incontro, di amicizia, di divertimento, e non se viene ridotta a museo inerte e senz’anima. Che le nuove generazioni frequentino e vivano intensamente i luoghi più belli di Padova è dunque una tradizione assolutamente positiva. Dobbiamo però saper conciliare il vostro divertimento con il diritto dei cittadini residenti di vivere serenamente nella propria abitazione, potendosi riposare dopo una giornata di lavoro senza dover subire inutili e intollerabili schiamazzi e atteggiamenti incivili che rischiano di rovinare una delle parti più belle di Padova. Allo stesso modo dobbiamo consentire a chi esercita un’attività commerciale di poter svolgere in tranquillità il proprio lavoro, consentendo a tutti i padovani di potersi recare al mercato del centro o sotto il salone a fare la spesa o a bere un aperitivo. So bene che le persone incivili sono una minoranza tra le nuove generazioni, ma pochi soggetti rischiano di compromettere un bene a disposizione di tutti: i luoghi di aggregazione di vita e di lavoro di moltissimi studenti e di altrettanti residenti. Per questo vi chiedo una mano. Isoliamo i violenti e chi non rispetta la libertà altrui e comprendiamo, insieme, la necessità di sanzionare i comportamenti scorretti, che violano palesemente la legge. Se ci riusciremo, potremo preservare la nostra città e proseguire una tradizione di divertimento e di incontro che rende così bella Padova. Benvenuti nelle piazze
Flavio Zanonato
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20 Novembre 2008
Il ministro Maroni ha fatto dichiarazioni che in qualche modo hanno legittimato le “ronde” e non mi ha convinto per nulla, voglio spiegarne il perché. Intanto dobbiamo intenderci cosa sono le ronde; attorno a questa parola girano tre distinti significati. Primo: sono manifestazioni politiche per protestare sul tema della sicurezza, manifestazioni legittime ma che non aiutano le forze di Polizia nel loro lavoro, al contrario impegnano le forze dell’ordine che, sottratte all’attività ordinaria, devono garantire l’ordinato svolgimento di queste iniziative. Secondo: Si tratta di una sorta di polizia privata, di una giustizia “fai da te” che il nostro ordinamento giustamente vieta. Solo lo Stato, infatti, è legittimato ad usare la violenza, solo la Magistratura può, motivando, (art. 13 della Costituzione Italiana) privare le persone della libertà. Sono principi di civiltà giuridica di ogni Stato democratico. Nessuno di conseguenza può organizzarsi e svolgere privatamente queste funzioni. Terzo: si tratta di un aiuto alle forze dell’ordine per contrastare la criminalità, di una collaborazione tra cittadini ed Istituzioni. Ad esempio è, non solo legittima ma, opportuna e coraggiosa l’attività dei cittadini che denunciano le intimidazioni mafiose. E, in altri campi, ci sono attività in cui i cittadini si affiancano alle istituzioni per risolvere problemi: la protezione civile o l’attività di soccorso sanitario; a Padova, ad esempio, è enorme l’attività dei volontari di Protezione Civile, della Croce Verde e della Croce Rossa. Nessuno, dotato di buon senso, può quindi dichiararsi contrario a quelle persone che decidono di impiegare una parte del loro tempo per sostenere le attività delle Forze dell’Ordine o di altre istituzioni, purché ciò avvenga nel rigoroso rispetto della legge che attribuisce il monopolio dell’uso della forza allo Stato. La condizione “SINE QUA NON” è che queste attività non abbiano un marchio partitico. Una società in cui gruppi di persone appartenenti alle diverse forze politiche si organizzano nel territorio con lo scopo (o il pretesto) di garantire la sicurezza è una società meno sicura. Un gruppo farebbe riferimento alla Lega Nord, l’altro al Popolo delle Libertà, un terzo al Partito Democratico e ancora uno alla Sinistra Radicale.. è evidente che le forze dell’ordine, quelle vere, sarebbero costrette ad intervenire per evitare il peggio e verrebbero in questo modo sottratte al loro compito principale di contrasto del crimine. La mia idea è quindi di accettare ogni forma di collaborazione dei cittadini nel contrasto del crimine ma che solo lo Stato (il Prefetto potrebbe essere la figura di riferimento) possa accogliere e organizzare questo aiuto. Infine non condivido per nulla l’enfatizzazione delle ronde quando proviene dal Ministro degli Interni. E’ Maroni che dovrebbe fare di tutto per garantire la sicurezza e per contrastare la criminalità, dotando la Polizia e i Carabinieri di fondi e di strumenti adeguati per svolgere al meglio il loro difficile compito. Insistere sull’importanza delle ronde equivale a dire ai cittadini: visto che lo Stato non ce la fa a garantire la vostra sicurezza, arrangiatevi da soli. E no caro Ministro, dovete essere tu e il tuo Governo a garantire la sicurezza, su questo avete chiesto il voto e ora dovete rispettare l’impegno.
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15 Novembre 2008
Cosa si attende il Nord del Paese dal “federalismo fiscale”? Si aspetta, a torto o a ragione, un aumento di finanziamenti per i servizi e le infrastrutture, in alternativa una diminuzione delle tasse, oppure un mix delle due cose. Questa parte del Paese è convinta di dare molto, in fiscalità, allo Stato e di ricevere troppo poco, ed è convinta che il federalismo fiscale correggerà questa situazione che considera ingiusta. Non è un mistero per nessuno che questa proposta è stata il cavallo di battaglia della Lega Nord, partito al Governo, che ha fatto credere che oggi finalmente siamo alla realizzazione del “federalismo fiscale”. E’ giusta questa aspettativa? Deve attendersi il Nord del Paese, dal “federalismo fiscale”, un aumento delle risorse statali? Se la risposta del Governo è NO il Governo ha il dovere di dirlo: il federalismo fiscale è un’altra cosa, serve ad esempio, per ridurre la spesa pubblica ma non ad ottenere più risorse al Nord dell’Italia…. Se il Governo risponde che l’aspettativa è giusta si pone una nuova domanda: può la legge Calderoli, quella attualmente proposta dalla maggioranza di Centro Destra, attuare questo obiettivo e soddisfare questa aspettativa? La risposta è NO, questa proposta di legge non ha nulla a che fare con l’aspettativa del Nord, non risponde alla domanda di maggiori risorse. C’è il problema dei tempi: la legge (art. 2) rinvia a decreti governativi, da emanare entro due anni, l’attuazione dell’ art. 119 della Costituzione. Si sa che i tempi delle deleghe sono stati sempre allungati rispetto alle previsioni; si pensi al Catasto che secondo la legge doveva essere decentrato ai Comuni e che dopo dieci anni è ancora dello Stato. Ma il vero problema sono i contenuti; non ci sono! Se non per la riproposizione dei contenuti dell’articolo 119 della Costituzione su cui tutti sono d’accordo. Manca cioè tutta la parte QUANTITATIVA che, parlando di federalismo fiscale, è la polpa della riforma. Non si capisce chi pagherà i prezzi del federalismo fiscale: lo Stato Centrale? le Regioni? I Comuni? Quali Regioni e quali Comuni? Credo che con questi presupposti non si andrà molto lontano, perché se è vero che per riforme di grande portata è necessaria una certa gradualità, è altrettanto vero che per raggiungere una meta occorre mettersi in cammino fin da subito, seppur a piccoli passi, nella giusta direzione. Per adesso tutto è immobile e il traguardo appare sempre più lontano.
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10 Novembre 2008
Mi ha riempito di tristezza la morte di Miriam Makeba, a lei ero legato da tanti ricordi e da tante emozioni. Quando, poco più che ventenne, ero impegnato nell’organizzazione giovanile del Pci, una delle attività consisteva nel girare tutti i quartieri della città e i comuni della provincia per proiettare un film documentario in 16 mm: “Il continente nero attende ancora”. Parlava delle colonie africane portoghesi: l’Angola, il Mozambico, la Guinea, che non erano ancora emancipate e libere, e parlava di Lumumba, mitico capo della liberazione dell’Africa assassinato. La colonna sonora era una canzone interpretata da Herry Bellafonte e Miriam Makeba: “malaika”.
Nel 98 sono stato in Mozambico, per il gemellaggio tra Padova e la città di Beira, e mi e’ tornata in mente quella canzone struggente, simbolo delle sofferenze dell’Africa.
Ho ripensato a Miriam anche pochi giorni fa, la notte del 4 novembre, e l’ho immaginata felice, intenta a festeggiare la straordinaria vittoria di Barack Obama, il primo afroamericano eletto Presidente degli Stati Uniti d’America.
Miriam Makeba è morta come è vissuta, lottando e cantando per gli ultimi, per i dimenticati, per chi non ha voce.
Lei aveva una voce bellissima e ha voluto farla sentire, per l’ultima volta, a Castelvolturno, in un concerto contro la camorra e a favore di Roberto Saviano
Con la Vittoria di Obama, un lungo cammino è stato compiuto, e tanti passi sulla strada dell’emancipazione e della giustizia li abbiamo mossi al ritmo delle canzoni di Miriam Makeba e ispirati dal suo impegno civile e sociale contro l’apartheid in Sudafrica e per l’emancipazione dei popoli oppressi.
Tanta strada resta da fare, e una nuova generazione si sta assumendo il compito di proseguire nella giusta direzione: quella del progresso sociale e civile, di cui possano essere protagonisti popoli di ogni cultura e religione. Negli Stati Uniti, solo pochi giorni fa, un “ragazzo” di colore ha promesso di voler cambiare l’America e il mondo. Dovremo darci da fare anche qui in Italia.
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